- un disciplinare o documento riconosciuto;
- un Organismo terzo indipendente operante secondo la norma EN 45011;
- uno schema di certificazione che indichi le regole tramite le quali organismo di controllo e filiera produttori/trasformatori si interfacciano.
Nel caso di certificazione volontaria tali regole sono chiaramente definite, ossia esistono delle norme che regolano i 3 punti suddetti.
Nel caso delle attività di controllo previste nei regolamenti europei, che per comodità chiameremo certificazione regolamentata, vengono dati elementi sufficientemente chiari relativamente ai contenuti del Disciplinare e alle caratteristiche degli organi di controllo autorizzati (EN 45011) ma nulla viene indicato circa lo schema di controllo.
La situazione in Italia è complessa: vi sono prodotti riconosciuti a DOP e IGP per i quali esiste un Consorzio di Tutela ed altri per i quali non esiste. I Consorzi di tutela hanno avuto storicamente, tra gli altri compiti, quelli di vigilanza e controllo sulla produzione.
Non è compito di questo articolo entrare nel merito di come debbano essere correttamente interpretati i regolamenti per quanto concerne l'indipendenza e l'imparzialità delle strutture di controllo.
Piuttosto si vuole qui sviluppare un argomento sino ad ora poco considerato e fin troppo trascurato, ma essenziale: come si imposta un sistema di controllo efficace e come si attivano le procedure di certificazione "regolamentata" o volontaria in grado di "assicurare" che un prodotto rispetta i requisiti specificati?
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